Connect with us

IT

Il pergolato di zia Rosa

Published

on

Alla Fiera dell'Artigianato di Faenza, tra i banchi di ceramica e il profumo di piadina fritta, Marta Colombo vende i suoi vasi smaltati da dieci anni, sempre allo stesso posto, terzo stand dopo la fontana.

Chi la conosce da poco pensa che sia una donna sola. Ha quarantasette anni, un negozio piccolo in via Cavour a Faenza, e alla domenica non risponde quasi mai al telefono. Alle cene di famiglia dei cugini arriva tardi e se ne va presto. Non ha un gruppo di amiche con cui organizzare gite al mare o serate al cinema di Ravenna. Sua sorella Elena, quella che invece ha sempre il calendario pieno di aperitivi e gruppi WhatsApp, gliel'ha detto chiaro, un pomeriggio di luglio, seduta sul pergolato di casa della madre, con le vespe che giravano intorno alla brocca di tè freddo: "Ti stai chiudendo, Marta. Fra dieci anni resti sola con i tuoi vasi."

Marta ha spostato una mosca dal bordo del bicchiere con un dito e ha aspettato che il discorso finisse da solo, come fa sempre quando non vuole litigare.

Otto anni prima le cose erano diverse. Aveva un gruppo di dodici persone, ex compagne del liceo artistico di Ravenna, cene ogni due settimane, un viaggio a Lisbona organizzato insieme. Sembrava piena, quella vita. Poi è morto suo padre, un carrozziere che aveva l'officina dietro casa, e in quei tre mesi di ospedale — turni, notti in corridoio, il caffè della macchinetta che sapeva di plastica — di quelle dodici persone ne sono rimaste in contatto vero solo due: Giulia, che le portava la cena in un contenitore di vetro senza dirle niente, e Nadia, che una notte è venuta a dormire su una sedia dell'ospedale perché Marta non voleva restare da sola.

Le altre dieci hanno mandato un messaggio, un cuoricino, una frase di circostanza. Poi sono tornate alle loro cene, e Marta ha smesso di essere invitata, senza che nessuno lo decidesse davvero: è successo e basta, come capita quando smetti di rispondere e la gente si stanca di chiedere.

A quel punto avrebbe potuto rincorrerle. Invece ha fatto una cosa che a Elena è sempre sembrata assurda: ha eliminato il gruppo WhatsApp del liceo, tredici anni di foto e battute, con un solo tocco sul telefono. "Non mi serve più tenere qualcosa che non c'è più," ha detto quella volta, e basta.

Da allora il suo cerchio è rimasto piccolo. Giulia, Nadia, e sua zia Rosa, che ha settantatré anni e coltiva le rose rampicanti sul muro di cinta a Brisighella. Tre persone. Marta paga l'affitto del negozio da sola, gestisce l'officina di ceramica che era di suo padre — l'ha convertita lei, dopo la sua morte, da carrozzeria a laboratorio, con le sue mani, in sei mesi — e non deve rendere conto a nessuno delle serate che passa leggendo sul divano invece che al bar.

Elena, quel pomeriggio sul pergolato, non si è fermata al primo colpo. Ha continuato: "La gente comincia a dire che sei strana. Che ti sei montata la testa dopo l'officina." E poi, la frase che ha fatto scattare qualcosa: "Anche mamma dice che stai sprecando la tua vita."

Marta ha posato il bicchiere sul tavolo di ferro battuto, con un colpo secco che ha fatto tremare il cucchiaino nella zuccheriera. Non ha alzato la voce. Ha detto solo: "Quando papà era in ospedale, quante volte sei venuta tu?"

Le vespe continuavano a girare intorno alla brocca.

"Due volte," ha risposto Elena, dopo un momento. "Avevo i bambini, Marta, lo sai."

"Lo so. E io non te lo rinfaccio. Ma non venire a dirmi come devo vivere, se il metro che usi per giudicarmi non l'hai mai applicato a te stessa."

Elena si è alzata, ha detto che andava a prendere i figli, e se n'è andata senza salutare come si deve. Per tre settimane non si sono sentite.

La cosa che ha davvero cambiato tutto è successa a settembre, un giovedì. Elena ha telefonato alle nove di sera, con la voce rotta: suo marito Davide aveva perso il posto in fabbrica, all'improvviso, e lei non sapeva come dirlo ai genitori senza sentirsi giudicata. Ha chiamato Marta. Non le dodici del gruppo del liceo, non le amiche degli aperitivi. Marta.

Marta è andata a Ravenna quella sera stessa, in macchina, con una teglia di lasagne surgelate presa al supermercato aperto fino a tardi vicino al casello. È rimasta fino a mezzanotte, ha ascoltato, ha aiutato Elena a scrivere la lista delle spese da tagliare, senza mai dire "te l'avevo detto."

Prima di andarsene, sulla porta, Elena le ha chiesto: "Come fai a essere così… ferma? Io sto crollando e tu sembri che hai tutto sotto controllo."

Marta ha ripiegato lo strofinaccio che aveva usato per coprire la teglia e l'ha infilato in borsa. "Non ho tutto sotto controllo. Ho solo imparato a non aspettarmi che siano in tanti a esserci, quando conta davvero. Così quando qualcuno viene, come sei venuta tu stasera chiamandomi, capisco che vale."

Il giorno dopo Elena ha fatto una cosa che non aveva mai fatto in quindici anni: ha scritto a Marta chiedendole di andare insieme a Brisighella, dalla zia Rosa, il sabato successivo, senza motivo particolare, solo per stare.

Sono andate. Zia Rosa ha tirato fuori le tagliatelle fatte in casa e una bottiglia di Sangiovese aperta da giorni, e le tre donne sono rimaste sedute sotto il pergolato fino a tardi, mentre le rose rampicanti perdevano petali sul tavolo.

Elena, versando il vino, ha detto piano: "Forse il problema non era il tuo cerchio piccolo. Era che io misuravo la mia vita contando le persone, e la tua col guardare chi restava."

Marta ha spostato con un dito un petalo caduto vicino al suo bicchiere. Poi ha detto solo: "Passami il pane, che quello di zia Rosa si indurisce in fretta."

Click to comment

Leave a Reply

Ваша e-mail адреса не оприлюднюватиметься. Обов’язкові поля позначені *

один + тринадцять =

Також цікаво:

EN11 хвилин ago

The Black Card Behind Her Driver’s License

My father grabbed my wrist in the courthouse parking lot five minutes after the judge signed the divorce decree. Not...

EN52 хвилини ago

A Baby Girl for the Sandusky Vanacores

The nurse in the maternity ward at St. Rita's had a kind face, the kind that makes you trust a...

EN1 годину ago

# The Barrette from the Tightrope

That morning I left the house at six-fifteen because the bus to downtown Columbus only runs once an hour, and...

ES1 годину ago

El sobre que no me pertenecía

Yo trabajaba entonces en la cocina de un restaurante en Reading, Pensilvania, turno de cierre, y esa noche de octubre...

ES2 години ago

Claudia me entregó su renuncia un martes a las ocho de la mañana

Trabajábamos en una clínica dental en San Antonio. Ella era asistente, yo el administrador. Diecinueve años de casado, dos hijas,...

CZ2 години ago

Nedělní oběd, který jsem si nakonec nezasloužil

Jmenuju se Tomáš, je mi čtyřicet tři a bydlím v Olomouci, kousek od tchyně Vlasty. Manželka Petra a naše dvě...

HE2 години ago

המרפאה בקומה השנייה, השם שנמחק מהלוח

מיכל אביטל בת ארבעים ושתיים, מרפאת שיניים פרטית ברחוב אבן גבירול בתל אביב. שלט הזכוכית בכניסה עדיין נושא שני שמות...

IT2 години ago

Il pergolato di zia Rosa

Alla Fiera dell'Artigianato di Faenza, tra i banchi di ceramica e il profumo di piadina fritta, Marta Colombo vende i...