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Alessandro trascorse la notte tentando di convincersi che Beatrice stesse bluffando
Alessandro trascorse la notte tentando di convincersi che Beatrice stesse bluffando.
La mattina seguente chiamò tre volte.
Lei non rispose.
Mandò messaggi sempre più brevi:
«Dobbiamo parlare.»
«Non puoi decidere tutto da sola.»
«Riccardo ti sta usando.»
Beatrice lesse l’ultimo mentre sceglieva i materiali per il nuovo progetto.
Poi bloccò il numero.
Non per punirlo.
Per lavorare senza che ogni decisione tornasse a ruotare intorno a lui.
Quando Alessandro rientrò a casa, trovò alcuni scatoloni nell’ingresso.
— Mi stai cacciando?
— La casa apparteneva a mia madre prima del matrimonio — rispose Beatrice. — Tu hai due settimane per organizzarti.
— Dopo quindici anni mi tratti come un estraneo?
— No. Ti tratto come un adulto responsabile delle proprie scelte.
Alessandro indicò gli scatoloni.
— Riccardo ti ha detto di fare questo?
Beatrice smise di piegare una camicia.
— È interessante. Per anni hai creduto che non fossi capace di decidere nulla. Adesso pensi che ogni mia scelta debba appartenere a un altro uomo.
Lui non trovò una risposta.
Nei giorni successivi provò a cambiare strategia.
Le ricordò le vacanze, le cene con gli amici, il giorno in cui avevano comprato il primo divano.
Le disse che Camilla non significava niente.
Beatrice lo ascoltò una sola volta.
— Se non significava niente, hai rischiato il nostro matrimonio per qualcosa che consideravi inutile.
— Ho commesso un errore.
— Un errore è dimenticare una data. Tu hai mentito per mesi, usato denaro comune e costruito due vite parallele.
— Posso restituire tutto.
— Devi restituirlo. Ma rimborsare il denaro non ricostruisce la fiducia.
Alessandro abbassò la voce.
— Quindi non c’è più niente che io possa fare?
— Puoi smettere di chiedermi di eliminare le conseguenze.
Quella frase lo seguì per giorni.
In azienda la situazione peggiorò.
La verifica delle note spese mostrò cene personali registrate come incontri con clienti, soggiorni pagati con la carta aziendale e rimborsi duplicati.
Alessandro cercò di spiegare che si trattava di disordine amministrativo.
Il direttore finanziario gli mostrò le date.
Molte coincidevano con i viaggi fatti con Camilla.
— La promozione è sospesa — gli comunicò. — E dovrai restituire le somme non giustificate.
Alessandro pensò immediatamente a Riccardo.
Lo aspettò fuori dallo studio.
— Hai usato Beatrice per distruggermi.
Riccardo lo guardò senza alzare la voce.
— Non ho consegnato io le tue ricevute.
— Hai influenzato la commissione.
— La commissione ha esaminato documenti prodotti da te.
— Mi odi perché lavoro per la società concorrente.
— Non ti conosco abbastanza per odiarti.
Quella risposta gli fece più male di un’accusa.
Alessandro aveva sempre immaginato di essere al centro delle decisioni altrui.
Per Riccardo era soltanto un dirigente valutato male a causa dei propri comportamenti.
Anche Camilla tornò a cercarlo.
Non per riconciliarsi.
Voleva che pagasse una prenotazione fatta a suo nome.
— Pensavo avessi cancellato tutto — disse Alessandro.
— Pensavo fossi tu il proprietario dell’appartamento e dell’auto.
— Quindi stavi con me per ciò che possedevo?
Camilla rise amaramente.
— Tu stavi con me perché ti facevo sentire più giovane e importante. Non fingiamo che tra noi ci fosse una grande purezza.
Poi se ne andò.
Per la prima volta Alessandro vide la relazione senza le frasi che aveva usato per abbellirla.
Non era amore contrastato.
Era un accordo costruito su vanità, segreti e convenienza.
Beatrice, intanto, affrontava problemi diversi.
Il progetto della villa era più complesso del previsto.
Un fornitore consegnò materiali sbagliati. Un cliente cambiò idea tre volte. Una parte del preventivo rischiò di saltare.
Una sera Riccardo le disse:
— Posso intervenire io con il cliente.
Beatrice scosse la testa.
— Se sbaglio, voglio correggere io.
— Non devi dimostrare di poter fare tutto da sola.
— Non devo neanche essere salvata ogni volta che qualcosa diventa difficile.
Riccardo annuì.
— Allora dimmi di cosa hai bisogno.
Beatrice rifletté.
— Di qualcuno che rilegga il contratto. Non di qualcuno che parli al posto mio.
Quella distinzione diventò la base della loro collaborazione.
Riccardo offriva esperienza.
Beatrice decideva.
Non c’erano promesse confuse, favori nascosti o dipendenze presentate come protezione.
Quando alcuni colleghi iniziarono a insinuare che avesse ottenuto il contratto grazie alla vicinanza con lui, Beatrice convocò una riunione.
Mostrò progetti, preventivi e risultati.
— Il mio lavoro può essere criticato — disse. — Ma non accetterò che venga attribuito automaticamente a un uomo solo perché collabora con me.
Riccardo non prese la parola per difenderla.
Sapeva che intervenire avrebbe confermato proprio ciò che lei stava contestando.
Lasciò che fossero i risultati a parlare.
Il progetto fu completato nei tempi previsti.
Le fotografie apparvero su una rivista di design.
Il nome di Beatrice era scritto sopra quello dello studio.
Quando Alessandro vide l’articolo, lo portò con sé all’ultimo incontro per la separazione.
— Sei diventata famosa in pochi mesi.
— Non sono diventata capace in pochi mesi — rispose lei. — Ho solo ricominciato a usare ciò che avevo smesso di mostrare.
Lui guardò la foto della villa.
— Ho davvero impedito tutto questo?
Beatrice rimase in silenzio per un momento.
— Non mi hai mai proibito di lavorare.
— Allora perché dici che è colpa mia?
— Perché ogni volta che provavo a ricominciare, diventavi improvvisamente troppo impegnato. La casa, gli ospiti, i tuoi genitori, i tuoi imprevisti tornavano a essere responsabilità mia. E io ho accettato.
— Quindi anche tu hai scelto.
— Sì. Ed è la parte di cui mi assumo la responsabilità.
Alessandro si aspettava rabbia.
Quella risposta lo spiazzò.
Beatrice non stava costruendo una storia in cui fosse stata completamente priva di scelta.
Stava riconoscendo di essersi ridotta per anni pur di mantenere la pace.
Ma riconoscere il proprio errore non significava assolvere lui dal tradimento.
— Se ammetti di aver accettato quella vita — disse — possiamo ancora cambiarla insieme.
— Io l’ho già cambiata.
L’incontro terminò senza riconciliazione.
Alessandro lasciò la casa e affittò un appartamento più piccolo.
Perse la promozione, ma mantenne il lavoro dopo aver restituito le spese e accettato un incarico meno prestigioso.
All’inizio raccontava a tutti che Beatrice e Riccardo gli avevano rovinato la carriera.
Poi un collega gli disse:
— Se non avessi falsificato le note spese, nessuno avrebbe potuto usarle contro di te.
Alessandro smise gradualmente di ripetere quella versione.
Non diventò un uomo diverso in una notte.
Ma iniziò a vivere senza una moglie che coprisse le sue mancanze e senza un’amante che applaudisse ogni sua frase.
Fu costretto a incontrare se stesso senza pubblico.
Beatrice non iniziò subito una relazione con Riccardo.
Quando lui la invitò a cena, rispose:
— Non voglio passare direttamente da un matrimonio a un’altra storia.
— Non ti ho chiesto una promessa.
— Bene. Perché non ne posso fare.
Continuarono a lavorare insieme.
A volte cenavano.
A volte passavano settimane parlando solo di progetti.
Riccardo non usò l’aiuto professionale per pretendere accesso alla sua vita privata.
Fu proprio questo a permettere a Beatrice di fidarsi lentamente.
Un anno dopo, tornò all’opera.
Questa volta arrivò da sola.
Indossava ancora l’abito color vino, leggermente modificato da una sarta.
Durante l’intervallo incontrò Alessandro nel foyer.
Era con alcuni colleghi.
Lui la salutò.
— Stai bene.
— Anche tu sembri più tranquillo.
— Ho imparato a compilare correttamente le note spese.
Beatrice sorrise appena.
Non c’era più intimità tra loro.
Ma nemmeno bisogno di ferirsi.
Alessandro guardò il programma dello spettacolo che lei teneva in mano.
— Aspetti qualcuno?
— No.
— Riccardo non viene?
— Non tutto ciò che faccio deve avere un uomo accanto.
Le porte della sala si aprirono.
Beatrice entrò senza voltarsi.
Quella sera capì definitivamente che la sua libertà non era cominciata quando era scesa dalla limousine al braccio di Riccardo.
Era cominciata mesi prima, quando aveva smesso di chiedersi come salvare l’immagine di Alessandro e aveva iniziato a chiedersi quale vita volesse salvare per sé.
Sul tavolo del suo nuovo studio teneva una frase scritta a mano:
NON È VENDETTA LASCIARE CHE UNA PERSONA AFFRONTI LE CONSEGUENZE DELLE PROPRIE SCELTE. È IL MOMENTO IN CUI SMETTI DI SACRIFICARTI PER PROTEGGERLA.
Secondo voi, Beatrice ha fatto bene a rifiutare subito una relazione con Riccardo per ricostruire prima la propria indipendenza, oppure avrebbe dovuto concedersi senza timore una nuova possibilità accanto a un uomo che rispettava il suo talento?
