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Il martedì che l’orso rubò la voce al coniglio
Il venerdì che quasi chiuse l'angolo dei piccoli
La bibliotecaria stava riordinando gli scatoloni dei libri donati quando me lo disse, con gli occhi lucidi e la voce che le si spezzava a metà frase. "Graziella, rischiamo di chiudere l'angolo bambini." Il comune aveva tagliato tremilaottocento euro, i soldi destinati ai materiali e alle attività pomeridiane. Mi guardava come si guarda qualcuno da cui si aspetta una soluzione che non esiste.
Non sapevo ancora, quel venerdì, che avrei toccato il fondo pensione per cui avevo lavorato trent'anni. Ma per arrivare a quel momento devo tornare indietro, a quando tutto questo era solo un'ora a settimana, niente di più.
Mi ero iscritta al turno di lettura per bambini alla biblioteca comunale di Lucca pensando esattamente questo: un'ora, gestibile, quasi insignificante. Mi ero ritirata da sei mesi dal mio lavoro in ragioneria, e il calendario attaccato al frigorifero aveva più caselle vuote che piene. Mi mancava avere un motivo per uscire di casa il martedì mattina, un motivo che non fosse la spesa al mercato di piazza San Michele.
Mi chiamo Graziella, ho sessantatré anni, e quando ho firmato il foglio dei volontari la bibliotecaria, allora con gli occhiali sempre spinti sulla fronte e nessuna ruga di preoccupazione, mi ha stretto la mano. "Finalmente qualcuno per l'angolo dei piccoli."
Il primo martedì sono arrivata venti minuti prima. Le sediole basse erano disposte in cerchio, un tavolo era coperto di albi illustrati, e qualcuno aveva lasciato un orsacchiotto spelacchiato sulla poltroncina della lettura, come se stesse aspettando l'inizio della storia da solo.
Sono arrivati sette bambini quella mattina. Alcuni si sono seduti composti, altri non riuscivano a stare fermi un secondo. Un bambino, Tommaso, portava un elmetto da pompiere che non si è mai tolto, nemmeno per bere l'acqua. Una bambina, Bice, stringeva un unicorno di stoffa con un orecchio floscio, mezzo scucito.
Ho cominciato a leggere. A metà storia ho dato per errore all'orso la voce buffa che avevo pensato per il coniglio. I bambini sono scoppiati a ridere. "Allora l'orso ha rubato la voce al coniglio!" ha urlato Bice. Ho riso anch'io. "Pare proprio di sì." Da quel giorno l'orso ha avuto ogni settimana una voce diversa e sempre più assurda. I bambini se l'aspettavano. In verità, me l'aspettavo anch'io.
Ogni martedì è diventato la mia mattina preferita. Una settimana leggevamo di una volpe curiosa, la settimana dopo di un treno che attraversava mezza Italia. Spesso ci fermavamo ogni due pagine perché qualcuno aveva una domanda urgente. "Le anatre si perdono mai?" "Le tartarughe sognano?" "Perché gli scoiattoli hanno sempre fretta?" Le storie duravano il doppio del previsto, ma a nessuno importava.
Un martedì di pioggia sono venuti solo tre bambini, gli altri erano rimasti a casa. Finita la lettura ho chiesto se qualcuno volesse disegnare la sua parte preferita. I pastelli sono spuntati da ogni tasca. Tommaso ha disegnato un albero enorme, più alto del foglio stesso. Bice ha disegnato tutti i personaggi che sorridevano. Alla fine mi ha porto il suo disegno. "Questo è per lei." L'ho attaccato dentro l'anta della credenza in cucina, e ogni mattina, prendendo la tazza del caffè, mi capita ancora di fermarmi un istante a guardarlo.
Qualche settimana dopo la bibliotecaria mi ha proposto un'idea, aggiungendo che i fondi per le attività pomeridiane erano sempre più magri e bisognava inventarsi qualcosa a costo zero. "E se facessimo la mensola dei compleanni?" Mi ha spiegato: ogni volta che un bambino festeggia il compleanno, tutti portano un libro usato ma in buono stato, e il festeggiato se li porta via tutti insieme. Mi è piaciuta subito.
Il primo compleanno è stato quello di un bambino timido, Edoardo. Si aspettava torta e palloncini, invece ha trovato dodici libri incartati su un tavolino. "Posso tenerli tutti?" "Tutti quanti." Li ha abbracciati così forte che in sala si sono commossi anche i genitori.
La mensola dei compleanni è diventata una tradizione della biblioteca. I genitori portavano libri che i figli avevano ormai superato per età. I nonni aggiungevano i classici che avevano amato da ragazzi. Qualche vicino lasciava libri nuovi sulla scrivania della bibliotecaria senza farsi vedere.
Un martedì, finita la lettura, ho notato una bambina ferma davanti alla mensola. Non guardava le copertine, ma i bigliettini scritti a mano dentro la prima pagina. "Spero che questa storia ti faccia sorridere." "Buona lettura!" "Questo era il mio libro preferito alla tua età." Mi ha guardato. "Mi piacciono di più i bigliettini." "Anche a me."
Quel pomeriggio sono andata alla cartoleria di via Fillungo e ho comprato un pacco di segnalibri colorati. La settimana dopo ne ho dato uno a ciascun bambino, con dietro un messaggio scritto a mano, diverso per ognuno. "Continua a girare pagina." "Ogni storia è un'avventura." "Leggere ti porta ovunque." Presto anche i genitori hanno iniziato a farne. Poi i nonni. Poi i bambini stessi, con disegni storti e glitter che restava ovunque. Il cestino vicino al bancone si è riempito di segnalibri in attesa di un lettore futuro.
Con la primavera il sole è tornato a entrare dalle vetrate, e la bibliotecaria ha proposto di leggere all'aperto, sotto il grande tiglio dietro l'edificio, dicendo che almeno quello non costava nulla al comune. I bambini stendevano le coperte sull'erba, i passeri cantavano sopra le nostre teste, e ogni tanto uno scoiattolo attraversava di corsa il prato rubando l'attenzione di tutti per qualche secondo. Erano quelle interruzioni, quasi sempre, a far ridere di più.
Un pomeriggio, finita la lettura, un bambino si è avvicinato con un foglio piegato in quattro. "Ho scritto una cosa." Dentro, in stampatello sbilenco, c'era scritto: "Grazie perché grazie a lei il martedì è il mio giorno preferito." Ho piegato quel foglio con cura e l'ho messo in tasca. È ancora lì, dentro il portafoglio, un po' sgualcito agli angoli.
D'estate la biblioteca ha organizzato la festa annuale della lettura. Il prato davanti all'ingresso si è riempito di famiglie, c'erano giochi, musica, il truccabimbi, lunghi tavoli pieni di libri. Vicino all'entrata avevano allestito un'esposizione dei disegni dei bambini. Ho riconosciuto quasi ogni martedì: l'unicorno con l'orecchio floscio, l'albero enorme di Tommaso, l'orso buffo.
La bibliotecaria mi si è avvicinata piano. "Quest'anno si sono iscritti più bambini che mai, ma il comune vuole rivedere i contributi per il prossimo anno." L'ho guardata, e per la prima volta ho sentito che quella frase pesava più delle altre. Ha provato a sdramatizzare. "Credo vengano per i libri." Poi ha riso, un po' forzatamente. "Ma resto convinta che tornino per l'orso."
Il taglio è arrivato comunque, a settembre, più netto di quanto temessimo: tremilaottocento euro in meno, materiali e attività pomeridiane azzerati. Quel venerdì la bibliotecaria me l'ha detto riordinando gli scatoloni, con gli occhi lucidi. Non le ho chiesto scuse né rassicurazioni. Sono tornata a casa e ho aperto la cartellina dove tenevo gli estratti conto del mio piccolo fondo pensione integrativo.
L'ho sfogliata due volte prima di decidermi. Duemila euro erano quasi un terzo di quello che avevo messo via in anni di straordinari non pagati in ragioneria, pensati per i tempi in cui le gambe non mi avrebbero più retto per le lunghe code in posta o in farmacia. Ho compilato il bonifico, poi l'ho lasciato lì, sul tavolo della cucina, per una notte intera, senza inviarlo. Il giorno dopo l'ho confermato con la causale "angolo lettura, martedì".
Non bastava. Ho chiamato tre genitori che conoscevo da due anni di letture. Il padre di Edoardo ha esitato al telefono: "Graziella, capisco l'urgenza, ma tra le bollette e la scuola calcio di mio figlio, io in questo momento non posso metterci soldi." Ho capito, gli ho detto di non preoccuparsi, e ho riprovato con altre famiglie. In dieci giorni abbiamo raccolto solo ottocento euro in contanti, troppo poco. Sono andata alla cartoleria di via Fillungo, quella dove compravo i segnalibri, e ho chiesto al proprietario se potesse farci credito sul resto in buoni acquisto libri. Mi ha guardata a lungo prima di rispondere: "Se mi garantisce che li userete solo per la biblioteca, ci sto." Ha accettato di coprire i restanti settecento euro.
Il martedì successivo sono arrivata con la cartellina sotto il braccio e l'ho mostrata alla bibliotecaria davanti al bancone, con tutti i genitori e i nonni che si erano fermati a guardare. Lei ha letto la cifra, poi ha letto i nomi delle famiglie che avevano contribuito, e si è dovuta sedere di colpo sulla sediola bassa dei bambini, le ginocchia che le arrivavano quasi al mento, senza riuscire a dire una parola per un bel po'.
L'angolo lettura non ha chiuso. La mensola dei compleanni è ancora lì, e ogni martedì mi siedo sulla poltroncina, con l'orso spelacchiato appoggiato al bracciolo, pronto a rubare di nuovo la voce al coniglio.
